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Il canto a cappella

Associazione corale per i diritti LGBT* - Padova

Il coro Canone Inverso, come molte altre realtà corali attive oggigiorno, ha scelto di esibirsi cantando “a cappella”, ovvero avvalendosi unicamente della voce dei coristi. Questo tipo di performance, che per l’appunto non prevede alcun accompagnamento di strumenti musicali, ha origini molto antiche, giacché troviamo documentazioni attestanti esibizioni canore fin dall’epoca preistorica durante la quale gli uomini erano soliti riunirsi attorno al fuoco inneggiando con le loro voci canti propiziatori o di ringraziamento agli dei. 

Lo stesso termine “a cappella” discende però da un periodo ben più tardo, in particolare dal Rinascimento. In quest’epoca infatti la pratica della musica gregoriana prevedeva che l’esecuzione dei cantori, i quali erano solitamente monaci e chierici il cui scopo era guidare l’assemblea ecclesiastica, avvenisse in una cappella laterale della chiesa e senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Dunque, contrariamente a quanto si potrebbe spesso pensare, anche l’utilizzo dell’organo nelle chiese è andato affermandosi solo più tardi in epoca moderna. 

Lungi dall’essere confinato all’ambito sacro, il canto a cappella, emozionante e fortemente espressivo, si è però ampliato nel tempo includendo, oltre alle sacre scritture, svariate tematiche, tra le quali nel periodo barocco primeggia ad esempio l’amore. Ecco che con lo scorrere dei secoli il canto a cappella dell’Italia rinascimentale si conquista un posto anche fuori dalla cappella delle chiese e fuori dal continente europeo.

Estesosi nel tempo fino a raggiungere molteplici aree musicali, dal canto popolare alla musica jazz, dal pop al folk tradizionale, la musica a cappella è ancora ben presente sulla scena musicale odierna. La possiamo ascoltare ad esempio con artisti di fama mondiale come i Pentatonix, in telefilm amati dalle generazioni più giovani come Glee e nei tanti cori gospel come il Missisipi Mass Choir.